Carla aveva 61 anni quando il suo ortopedico le propose l’acido ialuronico per il ginocchio sinistro. Quattro iniezioni in due anni, con sollievo parziale e breve. All’ultima visita, il medico le disse: “Esiste qualcosa di diverso. Si chiama plasma ricco di piastrine. I dati più recenti sono interessanti.” Carla non sapeva cosa fosse. Non sapeva che la risposta era nel suo stesso sangue.
Il plasma ricco di piastrine — conosciuto quasi ovunque con l’acronimo inglese PRP — è una delle terapie più studiate in medicina rigenerativa degli ultimi dieci anni. Non è un farmaco. Non viene da un laboratorio chimico. Viene dal paziente stesso: si preleva il sangue, lo si centrifuga per concentrare le piastrine, poi si inietta questo prodotto direttamente nel tessuto danneggiato. L’idea è semplice. La biologia sottostante è considerevolmente più complessa.
Una revisione ombrello pubblicata nel 2024 ha sintetizzato i risultati di 28 meta-analisi su 32.763 pazienti. Il verdetto: il plasma ricco di piastrine riduce il dolore e migliora la funzione meglio dell’acido ialuronico e dei corticosteroidi, con effetti che si mantengono fino a 12 mesi. Ma il risultato dipende in modo critico da come viene preparato il prodotto, a quale dose viene somministrato e per quale condizione viene usato. Due prodotti entrambi chiamati PRP possono essere biologicamente quasi opposti.
Le piastrine sono piccoli frammenti cellulari prodotti nel midollo osseo. La maggior parte delle persone le associa alla coagulazione del sangue — servono a fermare un’emorragia. Questo è vero, ma è solo una parte del loro ruolo. All’interno di ogni piastrina ci sono strutture chiamate granuli alfa, che contengono centinaia di molecole biologicamente attive. Quando la piastrina si attiva, le rilascia nell’ambiente circostante.
I più importanti tra questi segnali si chiamano fattori di crescita. Ognuno ha una funzione specifica:
I principali fattori di crescita del PRP e le loro funzioni:
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In un adulto sano, il sangue contiene tra 150.000 e 350.000 piastrine per microlitro. Perché il plasma ricco di piastrine produca un effetto terapeutico, la concentrazione nel prodotto finale deve raggiungere almeno 1.000.000 per microlitro — circa cinque volte i valori normali. Una revisione del 2020 pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences ha stabilito questo valore come soglia minima. La concentrazione ottimale per stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni è circa 1,5 milioni per microlitro. Sopra questa soglia, l’effetto angiogenico tende a ridursi.
C’è un dato meno noto, ma rilevante. Circa il 90% di tutta la serotonina presente nel corpo umano è contenuto nelle piastrine, non nel cervello. Quando si concentrano le piastrine in un prodotto iniettabile, si porta anche una quantità elevata di serotonina direttamente nel tessuto trattato. Nel contesto periferico, questa molecola regola il comportamento delle cellule immunitarie, favorisce la formazione di vasi sanguigni e modula il dolore a livello nervoso locale. Questo potrebbe spiegare perché alcuni pazienti riferiscono un sollievo che dura più a lungo della permanenza delle piastrine nel sito di iniezione.
La preparazione avviene in tre fasi: prelievo del sangue (di solito 30–60 ml), centrifugazione per separare le componenti in base al peso, e raccolta dello strato ricco di piastrine. Il processo richiede meno di un’ora. Le differenze tra i dispositivi usati nelle varie cliniche, però, producono risultati molto diversi tra loro. Due pazienti che ricevono quello che viene chiamato “iniezione di PRP” possono ricevere prodotti con caratteristiche biologiche completamente diverse.
La distinzione più importante nella preparazione del plasma ricco di piastrine riguarda il contenuto di globuli bianchi, i leucociti. Le preparazioni si dividono in due categorie principali: LR-PRP (leukocyte-rich, ricco di leucociti) e LP-PRP (leukocyte-poor, povero di leucociti).
Il LR-PRP contiene neutrofili e altri globuli bianchi. I neutrofili sono le cellule di prima risposta del sistema immunitario: arrivano rapidamente e rilasciano enzimi aggressivi — le metalloproteinasi della matrice e le specie reattive dell’ossigeno — che servono a combattere le infezioni. In un’articolazione già infiammata come quella di un paziente con osteoartrosi, questi stessi enzimi possono aggravare il danno alla cartilagine.
Una meta-analisi del 2023 pubblicata su Frontiers in Medicine ha confrontato le due formulazioni nelle iniezioni intra-articolari per l’osteoartrosi del ginocchio. Il risultato è netto: il LP-PRP produce una riduzione del dolore significativamente maggiore rispetto al LR-PRP. La revisione ombrello del 2024 su 32.763 pazienti ha confermato questa indicazione, specificando che i formulati senza leucociti sono preferibili per le applicazioni articolari.
Per le lesioni tendinee, la questione è più sfumata. Alcuni ricercatori ipotizzano che una quota controllata di infiammazione da leucociti possa favorire il rimodellamento tendineo. Le evidenze non mostrano ancora un chiaro vantaggio di una formulazione sull’altra per questa categoria di condizioni. Per i tendini, il dibattito rimane aperto.
Un altro fattore che distingue i prodotti è il metodo di attivazione. Alcuni medici aggiungono cloruro di calcio o trombina prima dell’iniezione per attivare immediatamente le piastrine. Altri iniettano il prodotto non attivato e lasciano che l’attivazione avvenga in modo naturale al contatto con il collagene del tessuto danneggiato. Entrambi gli approcci hanno una logica biologica. Le prove cliniche non hanno ancora stabilito quale produca risultati migliori.
⚠️ Cosa chiedere prima di un’iniezione di plasma ricco di piastrine:
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Il dosaggio è la variabile più sottovalutata nella pianificazione di un trattamento con plasma ricco di piastrine. Una revisione narrativa del 2025, pubblicata sul Journal of Clinical Medicine, ha esaminato 40 studi di alta qualità e identificato un dato preciso: i protocolli che superano 3,5 miliardi di piastrine per iniezione producono risultati significativamente migliori rispetto a quelli che rimangono sotto questa soglia.
Un’analisi di Berrigan e colleghi, inclusa nella stessa revisione, ha esaminato 29 trial randomizzati sull’osteoartrosi del ginocchio. Tra i 31 gruppi di trattamento studiati, 28 (il 90%) che avevano ricevuto dosi superiori a 5,5 miliardi di piastrine hanno riportato miglioramenti clinici significativi. I gruppi trattati con dosi inferiori a 2,3 miliardi di piastrine non hanno dimostrato benefici rispetto al placebo.
La dose cumulativa ottimale, su più sedute, è stimata intorno a 10 miliardi di piastrine totali. Questo si ottiene tipicamente con tre o quattro iniezioni somministrate a intervalli di due–quattro settimane. I protocolli con una sola iniezione producono risultati inferiori rispetto a quelli multipli, come hanno confermato le meta-analisi del 2023 e del 2025.
Perché esiste questa soglia minima? La risposta è biologica. I fattori di crescita rilasciati dalle piastrine si degradano in tempi relativamente brevi — giorni o settimane — nel fluido sinoviale e nei tessuti. Una concentrazione insufficiente non riesce ad attivare le cascate cellulari necessarie per la riparazione. Sopra la soglia terapeutica, invece, le cellule del tessuto ricevono segnali sufficienti per modificare il microambiente articolare in modo duraturo.
Anche il tipo di preparazione influisce sulla dose raggiungibile. I sistemi a centrifugazione singola producono concentrazioni di 1,5–2 volte il valore basale. Quelli a doppia centrifugazione arrivano a 3–5,5 volte. La maggior parte dei protocolli di successo nei trial clinici ha usato la doppia centrifugazione.
Nel 2022, uno studio clinico pubblicato su Arthroscopy: Sports Medicine and Rehabilitation ha testato un’ipotesi semplice ma quasi mai applicata nella pratica: cosa succede se il paziente si allena prima del prelievo del sangue?
I ricercatori hanno reclutato 20 adulti sani tra 21 e 45 anni. Tutti hanno pedalato su una cyclette stazionaria per 20 minuti al 70–85% della frequenza cardiaca massima. Il sangue è stato prelevato prima e subito dopo l’esercizio. Il risultato: la concentrazione di piastrine nel sangue intero è aumentata di oltre il 20% (p < 0,001). La stessa variazione è stata documentata in entrambi i tipi di PRP prodotti dal prelievo post-esercizio.
Il meccanismo è ben documentato dalla fisiopatologia. La milza umana contiene normalmente circa un terzo dell’intera riserva piastrinica corporea in quello che i fisiologi chiamano un “pool scambiabile”. Durante l’esercizio intenso, il sistema nervoso simpatico si attiva e rilascia adrenalina. Questa ormone stimola i recettori adrenergici della milza, causandone la contrazione fisica. La milza si comprime e spinge le sue riserve piastriniche nel circolo sanguigno.
Un aspetto aggiuntivo ha reso i risultati ancora più interessanti: nel sistema buffy coat, le piastrine esercizio-indotte erano anche più grandi (megatrombociti) e contenevano più granuli alfa. Questi megapiastrine sono metabolicamente più attive. Le concentrazioni di cellule staminali ematopoietiche nel prodotto finale sono aumentate da 1,7 a 2,7 per microlitro (p = 0,043). Non si trattava quindi solo di più piastrine — si trattava di piastrine biologicamente più potenti.
Il protocollo pratico è elementare: 20 minuti di attività aerobica intensa (cyclette, vogatore o ellittica) al 70–85% della frequenza cardiaca massima. Il prelievo deve avvenire immediatamente dopo, mentre i livelli sono ancora al picco. Due ore dopo, le piastrine si sono già ridistribuite e il vantaggio è scomparso. La metodica non comporta rischi per la maggior parte dei pazienti in buona salute. Prima di adottarla, chi ha patologie cardiovascolari o limitazioni muscolo-scheletriche deve discuterla con il proprio medico.
I farmaci anti-infiammatori non steroidei — ibuprofene, naprossene — bloccano in modo reversibile la funzione piastrinica. L’aspirina lo fa in modo permanente, finché non vengono prodotte nuove piastrine (5–7 giorni). Assumere questi farmaci nei giorni prima del prelievo riduce la quantità di fattori di crescita nel prodotto finale. Chi prende aspirina per motivi cardiovascolari non deve mai sospenderla senza prima consultare il cardiologo.
L’osteoartrosi del ginocchio è l’indicazione con l’evidenza più solida. La revisione del 2024 (28 meta-analisi, 32.763 pazienti) ha documentato miglioramenti significativi nei punteggi di dolore e funzione a 6 e 12 mesi. Rispetto all’acido ialuronico, il plasma ricco di piastrine produce una riduzione del dolore superiore di 15–20 punti su scala 100 a un anno. Rispetto ai corticosteroidi, i risultati a breve termine sono comparabili, ma il PRP mantiene il beneficio più a lungo: i corticosteroidi di solito esauriscono l’effetto entro 3 mesi, il plasma ricco di piastrine oltre i 12 mesi.
I pazienti che rispondono meglio hanno osteoartrosi di grado Kellgren-Lawrence I–III (lieve-moderata). Con grado IV, cartilagine completamente assente e contatto osso su osso, i benefici sono minimi. Un’età media più bassa, un indice di massa corporea sotto 30 e la presenza di infiammazione sinoviale attiva sono fattori associati a migliori risposte. I farmaci usati in precedenza — acido ialuronico, corticosteroidi, fisioterapia — non influenzano significativamente la probabilità di risposta, perché il plasma ricco di piastrine agisce attraverso meccanismi diversi.
Per i tendini, i risultati sono più variabili. L’epicondilite laterale — il gomito del tennista — è la condizione tendinea con i dati più favorevoli. Una meta-analisi del 2024 su 11 trial randomizzati ha mostrato che, rispetto ai corticosteroidi, il plasma ricco di piastrine produce un sollievo significativamente migliore a 6 mesi e oltre. I corticosteroidi battono il PRP nei primi 2 mesi, ma poi i vantaggi si invertono e rimangono stabili a lungo termine.
La tendinopatia del tendine d’Achille è la condizione dove il plasma ricco di piastrine delude di più. Una meta-analisi del maggio 2025, pubblicata su Clinical Orthopaedics and Related Research, ha analizzato 6 trial randomizzati su 422 pazienti e non ha trovato alcun beneficio del PRP rispetto al placebo a 3, 6 o 12 mesi. Questo risultato si è mantenuto coerente in tutte le analisi di sensibilità. La conclusione degli autori è esplicita: fino a quando trial di alta qualità non dimostreranno un beneficio clinico chiaro, il PRP non dovrebbe essere usato per la tendinopatia achillea.
La tendinopatia della cuffia dei rotatori presenta uno schema diverso dal tipo di trattamento. Quando il plasma ricco di piastrine viene aggiunto durante un intervento chirurgico artroscopico di riparazione della cuffia, i dati non mostrano vantaggi rispetto all’intervento da solo — in un caso, le piastrine hanno addirittura aumentato i marcatori di morte cellulare nel tendine post-operatorio. Quando invece il PRP viene usato come trattamento non chirurgico per lesioni parziali o tendinopatie croniche, cinque studi su sei hanno riportato miglioramenti rispetto ai corticosteroidi a 6 mesi e oltre. Lo stesso trattamento, risultati opposti, in funzione del contesto.
Per la fascite plantare, i dati sono i più consistenti tra tutte le tendinopatie. Due trial hanno mostrato il PRP superiore sia alla terapia con onde d’urto sia alle iniezioni di corticosteroidi a un anno. L’ambiente meccanico stabile della fascia plantare potrebbe favorire l’azione dei fattori di crescita, che lavorano senza la perturbazione costante dei carichi dinamici che caratterizzano i tendini degli arti inferiori.
Riepilogo delle evidenze per condizione:
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Il plasma ricco di piastrine non è una terapia uniforme — è una famiglia di prodotti con caratteristiche biologiche diverse, applicati a condizioni che rispondono in modo molto differente. Questa è la ragione per cui i dati sembrano contraddittori: non è il principio a essere sbagliato, è la variabilità di preparazione e selezione che produce risultati incoerenti nella letteratura.
I dati più recenti permettono alcune conclusioni concrete. Per l’osteoartrosi del ginocchio lieve-moderata, il LP-PRP somministrato in tre o più iniezioni a dosi superiori a 3,5 miliardi di piastrine produce risultati superiori alle terapie standard. Per l’epicondilite laterale e la fascite plantare, i vantaggi a lungo termine sui corticosteroidi sono documentati. Per il tendine d’Achille, il PRP non ha dimostrato vantaggi rispetto al placebo e non dovrebbe essere proposto come trattamento di elezione.
Chi valuta questa terapia per il ginocchio o per un tendine ha il diritto di ricevere informazioni specifiche: che tipo di prodotto verrà preparato, quale concentrazione si prevede, quante iniezioni sono incluse nel protocollo e se è prevista una fisioterapia strutturata. Un trattamento con PRP senza un programma di riabilitazione meccanica associato produce risultati inferiori rispetto alla combinazione. I fattori di crescita forniscono i segnali biologici, ma il carico progressivo guidato dalla fisioterapia indirizza la riorganizzazione del tessuto.
Il costo rimane un limite reale. In Italia, le iniezioni di plasma ricco di piastrine non sono coperte dal Servizio Sanitario Nazionale per l’osteoartrosi. Il costo per ciclo di trattamento varia tra 600 e 1.800 euro. Per molti pazienti, questo è il fattore decisivo.
Ma per chi rientra nei criteri corretti — osteoartrosi di grado moderato, peso corporeo nella norma, assenza di controindicazioni metaboliche — i dati attuali giustificano una valutazione seria. Non come trattamento miracoloso. Come alternativa biologicamente razionale, con un profilo di sicurezza eccellente e risultati documentati su decine di migliaia di pazienti.
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